Prima di essere l'agente burbero e infallibile che conosciamo, era solo un uomo che aveva perso tutto. NCIS: Origins compie un'operazione che raramente riesce in televisione: tornare indietro nel tempo senza tradire il presente. Siamo nel 1991, dodici anni prima delle vicende che hanno reso celebre Leroy Jethro Gibbs, e questa nuova serie TV del 2025 ce lo racconta giovane, spigoloso, ancora in cerca della sua strada dentro un'agenzia che muove i primi passi verso quella che diventerà una delle unità investigative più iconiche della fiction americana.

Il fascino di questo prequel sta proprio nel contrasto: vedere i primi passi di un personaggio che il pubblico ha imparato a conoscere già formato, già leggendario, e scoprirne invece le fragilità, gli errori, le cicatrici non ancora rimarginate. È un racconto che si nutre di nostalgia anni Novanta, di procedure investigative meno tecnologiche e più istintive, di un'atmosfera che profuma di scrivanie ingombre, telefoni a filo e intuizioni costruite sul campo piuttosto che al computer. Ma sotto la superficie del procedurale scorre un tema più profondo: come si forma un uomo capace di reggere il peso della giustizia, quali lutti e quali scelte lo hanno reso quello che sarà.

Chi ha amato NCIS nella sua incarnazione classica troverà qui il piacere di riconoscere volti, dinamiche e un mondo narrativo familiare osservato però da un'angolazione inedita. Ma la serie parla anche a chi ama i drama investigativi con un'anima più intima, dove il caso della settimana è solo il pretesto per raccontare la nascita di un mito. Stasera, se cercate un procedurale con il cuore, questa è la porta d'ingresso giusta.