C'è un uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui l'umanità guarda se stessa, eppure fatica a guardare in faccia il proprio dolore più privato. Creation, film del 2009, non racconta il Darwin delle aule scolastiche e dei manuali di biologia, ma un padre e marito lacerato, sospeso tra il rigore della scienza e il peso della fede che permea la società vittoriana in cui vive. È uno sguardo intimo e sorprendentemente delicato su Charles Darwin nel periodo in cui elabora la sua rivoluzionaria teoria dell'evoluzione, mentre dentro casa sua si consuma un dramma familiare che rischia di travolgerlo.

L'atmosfera è quella cupa e rarefatta dell'Inghilterra ottocentesca, fatta di interni in penombra, silenzi carichi di significato e una natura onnipresente che sembra osservare l'uomo tanto quanto l'uomo osserva lei. Il film costruisce un dialogo costante tra il naturalista razionale, capace di smontare i dogmi con l'osservazione empirica, e l'individuo fragile, tormentato dai sensi di colpa e dal lutto. Questo contrasto tra pubblico e privato, tra scoperta scientifica e crisi interiore, è il cuore pulsante della narrazione e rende la vicenda universale, ben oltre il contesto storico specifico.

È un film che parla a chi ama i ritratti biografici capaci di scavare nell'animo umano più che elencare eventi, e a chi è affascinato dal momento esatto in cui un'idea rivoluzionaria nasce dal dolore prima ancora che dall'intelletto. Chi cerca un racconto intenso, elegante e riflessivo sul confronto tra ragione e sentimento troverà in questa serata davanti allo schermo un'occasione preziosa.