Tre giorni della settimana, tre storie, un solo grande affresco di vita italiana: Sabato domenica e venerdì, film del 1979, sceglie la strada dell'episodio per raccontare amori improbabili, inganni pietosi e ambizioni represse. Una struttura che all'epoca funzionava benissimo per mettere insieme registi e sensibilità diverse sotto un'unica cornice, quella della commedia italiana capace di far ridere e, un attimo dopo, di stringere il cuore.

Il primo episodio porta lo spettatore lontanissimo dai luoghi comuni della commedia nostrana: un uomo di Puglia attraversa il mondo e si trasferisce in Giappone per inseguire l'amore, scontrandosi con una cultura agli antipodi della sua terra d'origine, tra imbarazzi, incomprensioni e la tenerezza di chi non si arrende. Il secondo capitolo vira sul registro più malinconico e insieme grottesco della commedia di costume: un camionista accetta di recitare la parte del marito defunto di una vedova, un inganno a fin di bene che apre la strada a equivoci e a una comicità venata di umanità. Chiude il trittico una storia di ambizione e gelosia nel mondo dello spettacolo, con un impresario che pur di non perdere la sua ballerina più preziosa cerca di impedirle di sposare un uomo legato alla malavita, un intreccio che mescola il fascino del palcoscenico al lato più oscuro della provincia italiana.

Tre atmosfere diverse, un unico filo conduttore fatto di desiderio di riscatto e di amore ostacolato: Sabato domenica e venerdì è un titolo che parla a chi ama la commedia italiana d'annata, quella capace di sorridere delle debolezze umane senza mai perdere di vista la tenerezza dei suoi personaggi.