C'è un tipo di potere che non ha bisogno di alzarsi in piedi per farsi sentire, e Passerotti o pipistrelli? lo mette in scena senza sconti. Il protagonista è Pericle, immobilizzato su una sedia a rotelle dopo un incidente stradale che gli ha cambiato la vita, e da quella posizione apparentemente fragile costruisce invece una rete di ricatti affettivi che tiene in scacco chi gli sta vicino. Al centro di tutto c'è Beatrice, la sorella che si prende cura di lui con una dedizione totale, quasi soffocante, diventando al tempo stesso vittima e complice del suo comportamento tirannico. Questo teatro psicologico gioca sull'ambiguità tra dipendenza fisica e dominio emotivo, mostrando come la disabilità possa trasformarsi in un'arma sottile per manipolare gli affetti più intimi.

Lo spettacolo si muove su un crinale delicato, quello che separa la compassione dalla sudditanza, l'amore dal controllo. Pericle non è un personaggio semplice da archiviare come vittima o come carnefice: la sua ferocia psicologica nasce proprio dalla condizione di fragilità in cui si trova, e questo cortocircuito è il vero motore drammaturgico della pièce. Il titolo stesso, con quella domanda sospesa tra due immagini così diverse, il passerotto libero e leggero contro il pipistrelo notturno e ambiguo, suggerisce già la doppiezza che attraversa ogni relazione familiare raccontata in scena.

Chi ama il teatro di parola, quello che scava nei rapporti di forza dentro le mura domestiche, troverà in questa serata materiale denso su cui riflettere. Non è uno spettacolo consolatorio, ma un affondo lucido sulle dinamiche di potere che si nascondono dietro la cura e il sacrificio quotidiano.