C'è un'Italia che non è mai davvero tramontata, e I nuovi mostri ne ha disegnato il ritratto con precisione chirurgica quasi mezzo secolo fa. Siamo nel 1977, e questo film a episodi firmato da Dino Risi, Mario Monicelli ed Ettore Scola arriva come un atto d'accusa grottesco e spietato contro i vizi di un popolo che si specchia, si riconosce e ride, un po' a disagio, di se stesso.

Quattordici episodi brevi, quattordici lampi di commedia nera che ritraggono l'italiano medio alle prese con la violenza, la sopraffazione, l'ipocrisia e la piccola viltà quotidiana. Ogni sketch è un mondo a sé: cambia il tono, cambia il registro, ma il filo conduttore rimane sempre lo stesso, quella capacità tutta italiana di trasformare il tragico in farsa e la farsa in tragedia senza quasi accorgersene. Il film si muove con agilità tra situazioni che strappano una risata amara e altre che lasciano un peso nello stomaco, rispecchiando una stagione del Paese segnata da tensioni sociali e inquietudini profonde.

Questo è cinema di grande tradizione, erede diretto dei Mostri del 1963, e porta con sé tutta la maturità di tre registi al vertice della loro arte. La struttura frammentata non stanca mai: ogni episodio è una piccola storia compiuta, capace di sorprendere, graffiare e far riflettere in pochi minuti. È un film che parla al presente con la stessa forza con cui parlava al suo tempo, perché i vizi che racconta sono straordinariamente resistenti agli anni.

Se amate la commedia all'italiana nel suo momento più lucido e coraggioso, stasera avete la risposta giusta davanti agli occhi. Non aspettate oltre.