New York, inizio Novecento: un porto che promette tutto e non garantisce nulla. È qui che approda la protagonista di C'era una volta a New York Film, giovane emigrante polacca il cui viaggio verso Ellis Island si trasforma presto in un calvario. Per sfamare la sorellina malata e procurarle le medicine, la donna è costretta a vendersi, scoprendo il lato più crudele del sogno americano ancora prima di mettere piede sulla terraferma promessa. È un incipit durissimo, che pone subito lo spettatore di fronte alla distanza tra le speranze degli immigrati e la realtà spietata che li attende.

Il dramma si intreccia presto con il romance quando la protagonista incontra un affascinante criminale, figura ambigua e magnetica che domina i bassifondi della città. Ma è il cugino di lui, un giovane mago di strada capace di incantare il pubblico con i suoi numeri, a offrirle qualcosa che sembrava impossibile: uno sguardo diverso sul futuro, una possibilità di riscatto lontana dalla miseria e dall'illegalità. Il triangolo che si viene a creare diventa il cuore pulsante della storia, sospesa tra il fascino torbido del crimine e la dolcezza di un amore che nasce nel posto meno adatto.

Il film racconta l'America delle origini con uno sguardo che non abbellisce né giudica, restituendo polvere, fatica e desiderio di riscatto delle comunità di immigrati. Piacerà a chi ama i grandi affreschi sentimentali ambientati in epoche passate, dove il destino dei personaggi si gioca tra sopravvivenza, dignità e la possibilità, sempre incerta, di innamorarsi davvero.